Sintesi della relazione di Mons. A. Pitta

L103036840 CONVOCAZIONE REGIONALE – Caltanissetta, 24 giugno 2017

Gv 14, 12 : “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.”

Questo è il versetto giovanneo oggetto della riflessione richiesta a Mons. Antonio Pitta in occasione della 40° convocazione regionale siciliana.

Il nostro carissimo padre ha subito indicato il versetto evangelico come uno dei più difficili da interpretare: come possiamo noi fare le stesse cose di Gesù e anzi farne di più grandi? Cosa dobbiamo chiedere per essere in grado di fare questo?

Prima di tutto, ci ha detto, lo Spirito Santo.

Chi crede in me… fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38)

Ecco cosa è più grande delle cose che ha fatto Lui: è l’acqua viva cioè lo Spirito Santo donato a chi crede in Lui. In questo modo noi possiamo essere strumenti per compiere ciò che Gesù ha fatto, anzi possiamo compiere cose ancora più grandi. Gesù ha dato l’acqua dalla croce, ma chi crede in Lui quest’acqua diventerà acqua zampillante, acqua sorgiva in lui. Non è Gesù l’acqua ma è colui che dona l’acqua, cioè lo Spirito Santo. Noi dobbiamo essere come i cercatori di acqua che una volta trovata soddisfano non solo la loro sete ma diventano a loro volta fonte per gli altri.

Secondo dono da chiedere è l’Amore.

Egli è colui che è venuto con sangue e acqua” (1Gv 5, 6)

La sede dell’amore è il cuore e il simbolo visibile del cuore è il sangue, ecco perché dal costato di Gesù uscì sangue e acqua. Lo Spirito è, non solo acqua, ma anche sangue. Lo Spirito è Amore, è il sangue che scorre nei nostri corpi e ogni volta che Dio ci dona lo Spirito compie una trasfusione di sangue nel nostro corpo. Gesù non parla solo di Amore ricevuto ma anche di amore vicendevole. Solo se ci amiamo gli uni gli altri saremo credibili, perché lo Spirito abiterà nei nostri cuori.

Terzo dono di cui abbiamo bisogno è l’unità.

Lo Spirito Santo mediante l’amore fa unità che è un termine cristiano da riscoprire perché, non significa uniformità ma al contrario si esprime pienamente nella diversità; si esprime nell’armonia compiuta dallo Spirito nella diversità di carismi, di ministeri, di operazioni. Noi siamo strumenti nelle mani dello Spirito, per questo possiamo compiere cose ancora più grandi di quelle compiute da Gesù.

Ultimo dono è l’universalità della missione.

La missione senza confini è, anche questo, un carattere esclusivamente cristiano perché è diverso dal proselitismo cioè dal costringere gli altri a pensare come noi.  Nella missione invece noi dobbiamo “metterci nelle scarpe degli altri”, dobbiamo condividere le povertà e le ricchezze egli altri, in cui l’unico vero protagonista è lo Spirito Santo. Dobbiamo condividere il loro modo di parlare e non imporre la nostra lingua. Questa è la differenza sostanziale tra missione e proselitismo. La missione così intesa è la Chiesa, e non un suo aspetto ma la Chiesa nella sua essenza che si muove secondo la mozione dello Spirito.

Infine Mons. Pitta ci ha lasciati con una splendida interpretazione del termine “Paraclito” che indica non solo il consolatore come tradizionalmente inteso ma anche colui che ci conforta quando siamo deboli, che ci incoraggia quando abbiamo paura e che ci esorta ad agire quando opponiamo resistenza alla sua azione.

 

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