Il matrimonio: dono insidiato

 

 

Relazione di fra Benigno

Alla Tre giorni Regionale delle Famiglie

Capaci 4/1/2010

 

 

 

Matrimonio e santità

 

 

            All'inizio della sua vita pubblica, Cristo Gesù fu invitato ad un banchetto nuziale, precisamente a Cana di Galilea (Gv 2,1-11). Egli volle onorare con la sua presenza quelle nozze e fu così contento di quell'invito che volle rendersi presente in tutte le nozze della storia umana, elevando il matrimonio alla dignità di sacramento[1]  e facendo del “matrimonio-sacramento” un dono alla sua Chiesa.

            Con esso, il Signore, oltre a donare un aumento di grazia santificante, è come se affidasse agli sposi un libretto di assegni; è come se aprisse con essi un nuovo conto corrente bancario per essere loro vicino, per aiutarli a vivere cristianamente il loro matrimonio, per far loro superare tutte le inevitabili difficoltà che si incontrano lungo il cammino, per aiutarli ad affrontare con fortezza i sacrifici connessi con il matrimonio e metterli, così, in grado di raggiungere la santità, ossia il pieno sviluppo della grazia battesimale.

            Dio, infatti, chiama tutti gli uomini ad essere santi (LG, cap. V; Ef 1,3), anche se per strade diverse.

            Sono due le strade principali per incamminarsi verso la santità: il matrimonio e la verginità consacrata per il regno di Dio.

            Ci sono di quelli che sono chiamati a realizzare la santità nel matrimonio e ci sono, invece, altri che sono chiamati a realizzarla nella verginità.

           

Molti pensano che siano soltanto i consacrati ad avere la possibilità di realizzare la santità.

Ma non è così. Infatti, se è vero che la verginità consacrata è uno stato superiore al matrimonio[2] e costituisce una via privilegiata per raggiungere la santità, è altrettanto vero che anche nel matrimonio ci si può far santi. Non per nulla Cristo affida agli sposi come un libretto di assegni. Addirittura si incontrano mamme e papà molto più santi dei consacrati.

            La santità non è, dunque, privilegio dei monaci, degli eremiti, delle claustrali, dei sacerdoti. Sposarsi non significa dover rinunciare alla santità. Significa, invece, accogliere il dono del “matrimonio – sacramento” e tendere alla santità con lo stile proprio della coppia.

            Vediamo di cogliere questo stile attraverso la Parola di Dio.

 

 

Matrimonio: segno dell'amore di Dio e di Cristo

 

            Leggendo la Bibbia, troviamo che Dio non ha esitato a paragonare il suo amore appassionato verso gli uomini all'amore del fidanzato per la sua fidanzata, dello sposo per la sua sposa:

 

“Ecco, la sedurrò,

la condurrò nel deserto e le parlerò al cuore.

Ivi essa mi risponderà come al tempo della sua schiavitù

e come quando uscì dall'Egitto...

Eliminerò dalla sua bocca i nomi degli idoli

che non saranno più ricordati...

Ti sposerò per l'eternità,

ti sposerò nella giustizia e nel diritto,

nella tenerezza e nell'amore e tu

conoscerai Jahvè” (Os 2,16-22)[3].

           

Alla luce della Parola di Dio l'amore coniugale è sacro non perché gli sposi prendano l'iniziativa di offrirlo a Dio, ma è sacro perché Dio lo sceglie come segno del suo amore per gli uomini e gli conferisce prospettive inaspettate.

            Potremmo dire che l'amore di un uomo e di una donna nel matrimonio diventa per l'intervento di Dio una parola “sua”, una parola con la quale egli parla al mondo; diventa una buona novella del suo amore annunciata al mondo. In parole semplici, gli altri, vedendo l'amore con cui due sposi si vogliono bene, dovrebbero poter percepire l'amore con cui Dio ci ama.

 

            Nel Nuovo Testamento si fa un passo avanti: l'amore nuziale è chiamato ad essere segno dell’amore che Cristo ha per la Chiesa ed è chiamato, anche, a configurarsi ad esso (cfr Ef 5,22-32). La strada dell'amore coniugale raggiunge, così, il mistero dell'amore di Cristo per la Chiesa e ne è testimonianza visibile.

           

 

Obiettivo primario degli sposi

 

Possiamo, perciò, affermare che la vocazione fondamentale degli sposi sia quella di amarsi a vicenda e di far crescere questo loro amore. Non c'è nulla che possa importare di più. Il loro primo apostolato dovrà essere fatto attraverso la testimonianza del loro amore. Nessun’altra attività, fosse anche apostolica, dovrà pregiudicare questo loro primario modo di fare apostolato. La prima cosa, di cui Dio domanderà conto agli sposi, sarà la loro vita di coppia, il loro amore. È, infatti, lì che egli vuole rivelarsi ed è anche lì la strada che porta gli sposi alla santità, ossia alla piena maturazione della Grazia.

            Oggi si parla tanto di carismi. Ebbene, il carisma proprio degli sposi è proprio questo: vivere insieme nell'amore a somiglianza dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, onde testimoniare al mondo l'amore con cui Dio ama gli uomini e con cui Cristo ama la Chiesa.

           

            Potreste chiedermi, a questo punto, cosa gli sposi debbano fare, perché il loro amore possa crescere sempre di più.

Si potrebbe rispondere, con superficialità, dicendo che sia l'esercizio della sessualità.

            Ma l'esercizio della sessualità, perché sia veramente umano, non può non presupporre l'amore.

            Gli sposi sono chiamati, infatti, a vivere la sessualità come segno di un amore interiore che si sia modellato su quello che Cristo ha per la Chiesa. Segno, pertanto, di un amore che si sia alimentato di mitezza, di benignità, di bontà, di misericordia, di rispetto, di pazienza, di perdono, di delicatezza, di attenzione, di umiltà, di servizio e, soprattutto, di dono di sé. Segno, inoltre, di un amore che abbia saputo scusare tutto, abbia saputo sopportare tutto, abbia saputo sperare ed avere fiducia.

            L'amore degli sposi, pertanto, cresce non direttamente attraverso i rapporti sessuali, ma nella misura in cui crescono le diverse espressioni interiori dell'amore e nella misura in cui esso diventa sempre più altruista. Chi veramente ama, trova gioia nel rendere felice la persona amata e, perciò, si offre e si consegna a lei, facendo dono di sé per renderla felice. L'unione fisica è soltanto il segno di tutto questo.

           

Evidentemente essa non può essere improvvisata. Deve essere preparata con un cammino di intenso amore interiore e altruista.    

 

Per gli sposi cristiani, inoltre, l’esercizio della sessualità è stato progettato da Dio anche come segno di una fede “vissuta insieme”, di un cammino spirituale “fatto insieme” e di un incontro, con Dio e con la sua Parola, “realizzato insieme”.

 

 

La bellezza del matrimonio cristiano

 

            Per gli sposi cristiani l'unione fisica, animata da un amore interiore ed altruista e da un cammino spirituale fatto insieme, diventa santificante, cioè fa crescere la loro santità. E', poi, molto ricca perché portatrice di valori, ed è anche preghiera. È il momento solenne in cui gli sposi è come se dicessero: “Signore, non esiste più tra me e mio marito, tra me e mia moglie, un io e un tu. Siamo una cosa sola nel corpo e, soprattutto, nello spirito. Fa' che insieme ti possiamo servire; fa' che insieme possiamo progredire nella via della santità; fa' che insieme ci possiamo salvare, in modo da glorificarti, insieme, per tutta l'eternità”.

 

            Se da tale unione fisica dovesse venire un figlio, egli sarebbe l'amore dei genitori, fattosi carne. Nel figlio il marito e la moglie potrebbero sempre rivedere e contemplare il loro amore, e il figlio starebbe dinnanzi a loro per ricordare che egli è l'amore vivente dei propri genitori[4]. Nel figlio, il marito e la moglie potrebbero, inoltre, contemplare il mistero di Dio, che nella creazione di un nuovo essere umano non opera da solo, creando anima e corpo, ma vuole coinvolgere i genitori, riservandosi di creare l’anima e dando ad essi di formare il corpo del proprio figlio.

           

Il matrimonio, vissuto cristianamente, evidentemente non dà spazio al divorzio: “L'uomo -disse Gesù- non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10,9). Il divorzio è quasi sempre la negazione dell'amore nel suo aspetto di misericordia, mentre la fedeltà, portata avanti nonostante tutto, è il trionfo della misericordia, e manifesta al mondo (=carisma del matrimonio) quell'altra misericordia, eterna ed infinita, che Dio ha per noi: Dio infatti è fedele a quell'amore che elargisce a noi; nessun peccato, per quanto grande, prevale sulla forza di questo suo amore misericordioso.

 

            Il matrimonio, vissuto cristianamente non dà neanche spazio all'infedeltà, nemmeno sul piano del semplice desiderio: “Se tu guardi una donna con desiderio di possederla, hai già commesso adulterio nel tuo cuore” (Mt 5,28).

 

            Non dà spazio, neppure, all'indelicatezza e all'egoismo sessuale.

           

            Nella prospettiva cristiana del matrimonio i figli non possono essere visti che come dono di Dio: “Dono del Signore sono i figli”, leggiamo nella Bibbia (Sal 127,3),

-          figli che una coppia desidera

·               perché siano coinvolti nell’esaltante comunione con Dio,

·               perché facciano crescere la famiglia di Dio, 

·               perché costituiscano “il materiale” per eventuali chiamate al Sacerdozio o alla Vita Consacrata;

-           figli dei quali una coppia si prende cura sia sul piano umano che su quello cristiano.

 

       Sul piano umano, dando loro, prima che il “pane materiale” (appartamento, macchina, motore...), l'amore e la testimonianza del loro mutuo amore, dei quali i figli hanno assoluto bisogno, perché la loro psiche cresca armoniosa; e dando loro, anche, la dovuta libertà nelle scelte fondamentali quali il matrimonio, il sacerdozio o un'eventuale consacrazione al Signore.

           

       Sul piano cristiano, educando i figli nella fede e in una vita autenticamente cristiana, soprattutto con l'esempio.       

 

Una coppia, che vive cristianamente il suo matrimonio, sentirà una repulsione istintiva per l'aborto direttamente procurato. È, infatti, consapevole che il comandamento di Dio “non uccidere” non può essere vanificato mai, neppure da una legge permissiva. Sa che l'aborto è un crimine nefasto contro un essere innocente, che è impossibilitato a difendersi e che può contare solamente sull'amore dei genitori. Essa sente, perciò, che non dovrà tradire mai le attese della propria creatura.

           

            Gli sposi cristiani, che vivono cristianamente il matrimonio, sono aperti, infine, ad accogliere tutti quei figli che il Signore vorrà loro dare e, quando per motivi gravi, sono costretti ad evitare temporaneamente o anche a tempo indeterminato una nuova gravidanza, ricorrono, nei rapporti sessuali, ai giorni infecondi, rispettando, così, la volontà di Dio che chiede che l’atto sessuale sia posto in tal maniera da essere sempre espressione di donazione totale, sia sul piano spirituale che su quello fisico, senza dunque quelle manipolazioni o alterazioni proprie delle diverse forme di contraccezione, che sono moralmente illecite.

 

            Ecco, fratelli, il “matrimonio – sacramento”: dono veramente stupendo, che Gesù ha donato alla sua Chiesa. Esso, oltre ad essere segno dell’amore di Dio verso gli uomini e di Cristo verso la Chiesa, oltre a costituire una cooperazione con Dio per la creazione di una nuova vita umana, riflette anche il mistero trinitario. Infatti, quando Dio, che è uno e trino, creò l’uomo, lo creò a sua immagine e somiglianza. Ma l’uomo così creato da Dio, era l’uomo maschio e femmina.

            L’uomo, dunque, creato maschio e femmina in vista del matrimonio, è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio e, proprio nel matrimonio, riflette splendidamente il mistero trinitario.

Dio, infatti, dall’eternità ama se stesso. Dunque, nella sua unità è contemporaneamente amante (Dio ama…) e amato (…ama se stesso). Da questo amore di se stesso, Dio genera dall’eternità il Figlio. Padre e Figlio, poi, dall’eternità spirano lo Spirito Santo, che è l’Amore che li avvolge in un abbraccio eterno.

            Ebbene, tutto questo si riflette nel matrimonio, i cui sposi sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio. Marito e moglie, infatti, formano “una carne sola”, riflettendo, in questo, l’unità di Dio. In questa “carne sola” troviamo, come in Dio, un amante e una amata (marito e moglie). Dal loro amore, come avviene in Dio, viene generato il figlio. Tra genitori e figlio scatta, infine, una corrente di amore che, come avviene in Dio, li avvolge in un abbraccio.

            Dunque, il mistero del Dio trino ed unico è come impresso nella famiglia. Guardandola con occhi di fede, abbiamo, pertanto, la possibilità di contemplare il volto di Dio così come ce lo ha rivelato Gesù, e cioè Uno nella natura, ma Triplice nelle persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.

            È dono veramente grande il “matrimonio – sacramento”. Ma è un dono insidiato. Passiamo, così, alla seconda parte della relazione.

 

            Un dono insidiato da chi?

            Insidiato dai dominatori di questo mondo, come li chiama San Paolo nella Lettera agli Efesini (Ef 6,12), ossia dal diavolo e dai demoni. Essi, creati buoni da Dio, diventarono cattivi per una loro libera scelta peccaminosa. Da allora essi nutrono odio verso Dio e verso gli uomini. Nel loro odio vogliono strappare dal cuore degli uomini quella vita divina che è stata loro donata, che li rende partecipi della natura divina, e inoltre figli ed eredi di uno smisurato ed eterno grado di gloria.

            Mentre Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, essi invece desiderano che tutti gli uomini si dannino. A questo scopo, utilizzano l’arma più pericolosa nelle loro mani, che è la tentazione, con la quale cercano di indurre l’uomo a peccare e a staccarlo, così, da Dio e dalla salvezza che viene da lui.

 

            Il diavolo e i demoni odiano, dunque, Dio; odiano gli uomini e odiano, anche, le cose belle, che Dio ha fatto. Tra di esse, soprattutto il matrimonio

·         che, come abbiamo detto, è il segno dell’amore che Dio ha per gli uomini, cosa che essi non sopportano;

·         che è anche la sorgente della vita e, quindi, di nuovi uomini che saranno oggetto dell’amore di Dio; di nuovi uomini, chiamati ad edificare la Chiesa corpo e Sposa del suo Figlio, Sposa che il Figlio suo ama con una tenerezza tutta particolare: cosa che essi non sopportano.

Per questo cercano, con la loro azione ordinaria, costituita dalla tentazione, e con la loro azione straordinaria, costituita dalla possessione e dalla vessazione, di distruggere i matrimoni.

 

Dietro tutti i fallimenti di matrimonio, dietro, dunque, tutti gli adultèri, i divorzi, le convivenze, i matrimoni civili costruiti spesso sulle macerie dei divorzi; dietro anche gli aborti, dietro i matrimoni degli omosessuali, dietro tutte le discordie e le tensioni in famiglia, dietro la pornografia di cui a volte si nutrono, in famiglia, tanto figli che genitori, c’è quasi sempre l’ azione del diavolo o dei demoni, che fa da amplificazione alla volontà degli sposi, ai quali essi non tolgono la libertà e, quindi, la responsabilità delle proprie azioni, ma ne amplificano l’attività pervertitrice del matrimonio, perché essa abbia maggiore risonanza nella società e coinvolga, così, più facilmente altri sposi nella distruzione dei matrimoni.

 

È la Parola di Dio, è il Magistero della Chiesa, è la stessa mia esperienza di esorcista, che mi hanno convinto che le cose stanno proprio così.

 

È innanzitutto la Parola di Dio.

Voi sapete che fu certamente Giuda ad essere responsabile del tradimento del Maestro, tanto che Gesù poté  dire di lui: << Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato! >> (Mc 14,21). Tuttavia, dietro Giuda c’era anche il diavolo che agiva da amplificatore sulla sua volontà. Ce lo ricorda S. Giovanni, allorquando dice che era stato il diavolo ad aver messo nel cuore di Giuda di tradire il Maestro (cfr Gv 13,12).

Lo stesso si dica dei responsabili della morte di Gesù: essi furono certamente il procuratore Ponzio Pilato con la sua sentenza ingiusta e anche alcuni ebrei che glielo presentarono chiedendone la morte. Tuttavia, dietro di loro ci fu anche il diavolo. Ne è prova il fatto che un giorno Gesù, in una disputa con gli ebrei i quali lo volevano ammazzare, disse: << Voi avete per padre non Dio, ma il diavolo e volete compiere i desideri del  padre vostro >> (Gv 8,44).

Gesù, dunque, in quella circostanza rivelò che il diavolo aveva dei desideri: tra di  essi quello di volerlo uccidere. Pertanto, non ci furono soltanto gli ebrei con Pilato che vollero la morte di Gesù, ci fu anche il diavolo.

Una tale attività di amplificazione da parte del diavolo, che riscontriamo nel Vangelo, rivela la sua modalità di azione. Egli ha agito, agisce ed agirà sempre così, anche all’interno delle famiglie allo scopo di distruggerle. Si inserisce abilmente in esse, dove c’è già in atto un’attività dei membri che si rivela negativa per il matrimonio, e amplifica tale attività in modo che porti maggiori danni ad esso fino alla sua distruzione, e tutto si ripercuota, così, con maggiore incidenza, nella società in modo che altre famiglie a catena siano coinvolte per la loro distruzione.

È per questo che S. Paolo, scrivendo ai Tessalonicesi, disse che il Mistero dell’iniquità era già in atto (cfr 2Ts 2,7) e Giovanni Paolo II, circa duemila anni dopo, osservando la società del suo tempo, dirà che << il Mistero dell’iniquità continuava a segnare la realtà del mondo >> (Viaggio pastorale in Polonia. Cracovia 18 agosto 2002). In quella “realtà del mondo”, segnata – secondo Giovanni Paolo II – dal Mistero dell’iniquità, c’è da includere il matrimonio.

 

È anche il Magistero della Chiesa, che mi ha convinto che, dietro tutti i fallimenti di matrimonio, c’è quasi sempre l’azione del diavolo e dei demoni.

Paolo VI disse qualcosa di molto interessante su questa attività di amplificazione da parte del diavolo. Lo ricordavo in una mia relazione alla 33a Conferenza Nazionale Animatori RnS - Rimini 7/12/2009: << Il diavolo è nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana… È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o per via di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle strutture fisiche o psichiche, od alle nostre istintive, profonde aspirazioni. Sarebbe questo, sul demonio e sull’influsso che egli può esercitare sulle singole persone, come sulle comunità, su intere società o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da studiare, mentre oggi poco lo è…>> (Paolo VI, Udienza Generale, 15/11/1972).

Il diavolo – stando a Paolo VI – semina errori e sventure “nella storia umana”. Dunque, semina errori e sventure anche nel campo del matrimonio. Sa insinuarsi per via dei sensi, della fantasia e della concupiscenza o per via dei disordinati contatti sociali anche nel gioco dell’operare degli sposi, allo scopo di introdurvi deviazioni di ogni genere, contrari al vero bene del matrimonio. E lo fa perché nemico; lo fa da perfido; lo fa con astuzia ed inganno, facendo credere che tutto ciò sia conforme alle strutture fisiche e psichiche degli sposi e alle loro aspirazioni più profonde.

 

 

È, infine, la mia esperienza di esorcista, che mi ha convinto che, dietro tutti i fallimenti di matrimonio, c’è quasi sempre l’azione dei diavoli e dei demoni.

Quanto dirò si riferisce a un’azione straordinaria del diavolo e dei demoni contro il matrimonio di una certa Teresa. Ma se già essi muovono guerra al matrimonio attraverso l’azione straordinaria, che Dio permette loro in maniera molto limitata, quanto più muoveranno guerra al matrimonio attraverso la loro azione ordinaria, che – come abbiamo detto – è quella della tentazione, nella quale essi hanno maggiore possibilità di azione?!?

 

Fu nel duemila che, partecipando a un convegno internazionale di esorcisti, un esorcista africano ci raccontò quello che avveniva nella sua terra. Diverse donne si rivolgevano a lui, raccontando che di notte avvertivano una presenza invisibile che le disturbava sessualmente, fino a subirne dei veri rapporti sessuali. Chiamavano tali presenze mariti di notte. Con gli esorcismi quel fenomeno scompariva del tutto.

 

Essendo stato, allora, nominato esorcista da poco; quindi,  per la mia inesperienza, ma anche per la mia formazione filosofica poco incline ad ammettere cose del genere, fui portato a pensare che si trattasse di cose africane, frutto di fantasie tipicamente etniche. Ma quale non fu la mia sorpresa quando successivamente, nel mio ministero di esorcista, incontrai ed incontro tuttora, anch’io, simili casi.

 

Essi si presentano a questa maniera: una donna, che ha un matrimonio felice e che ama suo marito; che ha trascorso molti anni felicemente con lui; che ha diversi figli che sono la sua gioia, un giorno comincia ad avvertire un fenomeno strano. Nel dormiveglia, ma anche da sveglia, avverte una presenza invisibile, che prima la accarezza amorevolmente, poi la comincia a toccare e, infine, ha rapporti sessuali con lei. Contemporaneamente, e inspiegabilmente, comincia ad avvertire odio verso suo marito, sempre amato. Se ha dei rapporti sessuali con lui, comincia ad avere dolori atroci agli organi genitali e anche vomito. Iniziando la preghiera dell’esorcismo, tale persona entra subito in trance. Se si tocca il tasto di Asmodeo, che è quel demonio di cui parla il libro di Tobia e che uccise i diversi mariti di Sara nel momento in cui si accostavano sessualmente a lei, le reazioni diventano violente. Inoltre, comincia a muovere la lingua in una maniera particolare, che è come una provocazione di carattere sessuale. Con l’esorcismo, tutto scompare improvvisamente. Ritorna l’amore per il marito; la persona non avverte più quella presenza disturbatrice; i rapporti sessuali non procurano più quei dolori e quel vomito.

 

Vediamo in concreto uno di questi casi, presentato nel mio libro “Il diavolo esiste, io l’ho incontrato”. Si tratta del caso di Teresa.

 

<< Nel 2001 cominciarono per lei, mamma di 55 anni residente a Bagheria (Palermo), dei disturbi: nervosismo senza alcuna ragione, sbalzi di umore, sensazioni strane e delle voci, che le dicevano di non andare in chiesa, perché non ne era degna dati i precedenti della sua infanzia, ed anche perché stava iniziando per lei una strada diversa.

A tutto questo lei non dava alcun peso.

 

Poi, seguirono dei disturbi fisici, specialmente in chiesa: avvertiva di essere toccata, accarezzata, lusingata da qualcuno. Quella presenza disturbatrice cercava di farle capire che non doveva stare in chiesa, ma altrove.

 

Le cose si complicarono. Teresa cominciò a vedere quella persona che la toccava: era un uomo molto bello, elegante, con una voce suadente, con maniere eleganti, ma che lei non aveva mai visto. Le diceva che doveva staccarsi definitivamente dalla sua famiglia, in special modo da suo marito.

 

Dopo circa tre mesi Teresa venne disturbata da lui anche sessualmente. Ciò avveniva da sveglia e dovunque, anche in chiesa. In casa era costretta a subire rapporti sessuali, anche più volte al giorno: “Mi prendeva fisicamente in tutti i sensi”, mi precisava Teresa, “e mi faceva fare delle cose indicibili anche con la corona del Santo Rosario. Un giorno mi disse che si chiamava Asmodeo e voleva che fosse chiamato con questo nome quando si univa a me”. A tutto questo faceva seguito un’avversione verso suo marito, avversione mai avuta in trentacinque anni di matrimonio.

 

Poi, iniziarono delle attrazioni sessuali verso persone consacrate e verso i propri figli. In concomitanza cominciò ad avvertire odio verso suo marito, che però sempre aveva amato.

 

Dopo circa un anno, comparvero dei graffi sull’addome, sul petto, sulla gola, sui seni e sulle braccia, con dolore, bruciore ed uscita di sangue. Successivamente, sulla zona bassa dell’addome si formò una croce capovolta, che emetteva sangue.

Altre croci comparvero anche sulla destra della parte superiore dell’addome e sul petto.

Ascoltiamo direttamente lei: “Il mio corpo è stato massacrato da graffi fino al sangue e per lungo tempo. Fino all’ultimo (= fino alla liberazione definitiva) ho avuto quattro croci sul corpo. Di esse, tre sull’addome ed una sul petto, quasi mai asciutte; ferite sempre vive, che mi portavano bruciore e dolori molto forti. Quelle volte che erano asciutte, era nei due o tre giorni dopo la preghiera dell’esorcismo”.

 

Nel 2003 erano cominciate delle difficoltà nel partecipare alla S. Messa e, soprattutto, nel fare la Comunione, che si protrassero fino alla sua liberazione definitiva, avvenuta due anni dopo. Quando il Corpo del Signore era deposto sulla sua lingua, lei avvertiva dolore e bruciore in bocca e nella gola, e grande difficoltà nel deglutirla, il tutto seguito da tentativi per sputarlo.

Si verificò anche un fenomeno strano, che si ripeté una decina di volte circa. Partecipando a Messa, nella sua parrocchia o in altre, al momento della Comunione si alzava e andava verso l’altare. Questo lo ricordava. Poi non ricordava più nulla, se non il fatto di vedere l’Ostia consacrata sputata fuori della chiesa nel momento in cui si avviava verso casa. La cosa fu conosciuta dal suo parroco, il quale prese le dovute precauzioni, perché il fenomeno non si ripetesse più. Cominciò a farle la Comunione non all’altare come tutti gli altri, ma in sacrestia privatamente, e verificava sempre che l’Ostia consacrata fosse stata da lei ingerita.

 

Per quasi tutto il tempo della possessione Teresa non riuscì ad avere rapporti sessuali con suo marito. Quelle pochissime volte che li ebbe, finì per stare male: era presa da senso di vomito, a volte vomitava pure, ed avvertiva forti dolori agli organi genitali, tranne quando nel marito vedeva le sembianze di quell’essere affascinante.

 

Io ebbi modo di incontrare Teresa per la prima volta nel mese di maggio del 2003.  Dal colloquio  preliminare ebbi forti  sospetti  della  presenza di  un’attività straordinaria del maligno.

 

Con l’andare del tempo, per nuovi elementi emersi sia durante gli esorcismi che dopo, ebbi la certezza di trovarmi dinanzi ad un caso di possessione diabolica.

 

Teresa, venendo per l’esorcismo, restava lontana dal luogo dove venivano fatte le preghiere. Bisognava far fatica per indurla ad entrare nella stanza degli esorcismi. Era molto scontrosa e taciturna. Non salutava e si mordeva le dita.

 

Iniziando a pregare, entrava quasi subito in trance ed emergeva un’altra personalità, che non sopportava l’acqua benedetta e che reagiva quando una reliquia di qualche Santo era accostata al corpo di lei.

 

Soprattutto gridava e reagiva violentemente quando, durante le Litanie dei Santi, invocavo l’intercessione di S. Gemma Galgani o di S. Pio da Pietrelcina. Mi intimava di stare zitto.

 

Addirittura tentava, nel suo odio, di scagliarsi contro di me e di aggredirmi, impedita, però, perché trattenuta dai miei collaboratori.

 

A volte riusciva ad afferrarmi l’aspersorio e dovevo far fatica a strapparglielo dalle mani.

 

Altre volte riusciva ad afferrarmi l’abito e a tirarmelo con violenza.

 

Non mancavano, poi, gli sputi e le parolacce, come, per esempio, “bastardo”.

 

Spesse volte riusciva a farla andare al di là del materassino, sul quale Teresa era distesa e trattenuta, e cominciava a sbattere la testa di lei sul pavimento.

 

Notavo anche, durante gli esorcismi, delle provocazioni di carattere sessuale sia nei movimenti del corpo di Teresa in generale e della sua lingua in particolare e sia nelle parole. Se nominavo Asmodeo, perché se ne andasse, le reazioni diventavano ancor più violente.

 

La liberazione definitiva avvenne dopo circa due anni da quando iniziai a fare le preghiere su di lei, e con precisione il 7 Aprile 2005.

 

Le cose andarono così.

Da qualche giorno era morto Giovanni Paolo II, ma ancora non si erano svolti i suoi funerali. Nell’esorcismo, che quel giorno feci a Teresa, invocai più volte l’intercessione del Papa defunto per la liberazione definitiva di lei.

 

Come al solito, Teresa fin dall’inizio entrò in trance ed ebbe le stesse manifestazioni del passato. Verso la fine, quando era appena uscita dalla trance, trovandosi ancora distesa sul materassino, posto a terra, cominciò a guardare verso un punto della stanza ed a parlare, lungamente e sottovoce, con qualcuno. Poi improvvisamente si alzò e, con un’esplosione di gioia, disse: “Adesso sono libera! Ne sono sicura! Me l’ha detto lui, il Papa, Giovanni Paolo II!”.

 

Cosa era successo?

Ascoltiamo direttamente la sua testimonianza: “Oggi (07/04/2005) durante la preghiera mi è successo qualcosa di meraviglioso. Ad un certo punto fra Benigno ha invocato l’intercessione di Giovanni Paolo II. In quel momento ho visto il Papa che mi sorrideva e mi invitava a pregare con lui, perché sarei uscita dalla possessione diabolica. Con lui ho recitato tanti “Padre nostro” e “Ave Maria”. Quindi si è avvicinato a me e mi ha imposto le sue mani sul capo. A questo punto ho avuto la certezza che ero uscita del tutto dalla possessione. Poi si è allontanato col suo vestito bianco, sorridendomi fino all’ultimo. Allora mi sono alzata, dicendo che ero sicura di essere stata definitivamente liberata”.

 

In verità, in quel giorno avveniva, per Teresa, la liberazione, e questa volta era definitiva. Una liberazione definitiva ottenuta per l’intercessione di Giovanni Paolo II.

 

Da allora cessò del tutto, per lei, quella presenza che la disturbava sessualmente: “A casa mia - ella mi scriveva - non mi sento più né oppressa, né osservata, ma ci sto bene e tranquilla. Non sono più disturbata sessualmente, né di giorno, né di notte. La corona la uso solamente per dire il S. Rosario”.

 

Cessò improvvisamente l’avversione e l’odio verso suo marito, e poté, finalmente, ritornare ad avere con lui normali rapporti sessuali.

Cessarono, pure, le attrazioni sessuali verso i figli e verso certe persone consacrate.

 

Cessarono, anche, le croci ed i graffi. Quelli che già c’erano, gradualmente scomparvero cicatrizzandosi, e la pelle ritornò ad essere come prima. “Il mio corpo - ella mi scriveva - non presenta più nessuna ferita; le croci a poco a poco sono sparite; non provo più nessuna attrazione sessuale che non sia verso mio marito. Adesso riesco ad avere rapporti con lui molto serenamente e con gioia” >> (fra Benigno, Il diavolo esiste, io l’ho incontrato, Ed Paoline, 2a Ed, 2009,pp.135-140; 142-144).

Come potete vedere, quel che successe a Teresa fu dovuto a un’azione straordinaria del diavolo, che odiava il suo matrimonio. Ma ripetiamo: se sul piano dell’azione straordinaria, che Dio permette in maniera molto limitata, il diavolo combatte il matrimonio cristiano da lui tanto odiato, quanto più muoverà guerra ad esso sul piano dell’azione ordinaria che è la tentazione, nella quale egli ha maggiore possibilità di azione?!?

Il matrimonio, dunque, un dono grande. Certamente. Ma un dono insidiato, che però gli sposi non potranno non difendere e custodire.

Come gli sposi difenderanno il proprio matrimonio dalle insidie del diavolo?

 

Avviandoci alla conclusione, diciamo brevemente che difenderanno il loro matrimonio con l’evitare di aprire certe finestre che consentirebbero al diavolo di entrare nella sfera della loro vita matrimoniale. Tali finestre possono essere: l’adesione a sette sataniche; la partecipazione a riti satanici, in particolare alle cosiddette “messe nere”; una propria consacrazione a satana; un patto fatto con lui; la partecipazione a sedute spiritiche; il ricorso a maghi, chiromanti, fattucchieri, cartomanti… e l’ascolto di CD di rock satanico.

 

Gli sposi, inoltre, difenderanno il loro matrimonio dalle insidie del diavolo col vivere costantemente in Grazia.

Lo disse Paolo VI. Riportiamo le sue testuali parole: << Tutto ciò che ci difende dal peccato ci ripara, per ciò stesso, dall’invisibile nemico. La grazia è la difesa decisiva. L’innocenza assume un aspetto di fortezza  >> (Udienza Generale del 15/11/1972).

Perché la grazia è la difesa decisiva dall’invisibile nemico?

Per il fatto che il vivere in Grazia comporta una vita vissuta in profonda amicizia con Dio. Ora quando tale amicizia

·         si fa obbedienza amorosa,

·         si alimenta della Parola di Dio,

·         si nutre dell’Eucarestia,

·         si restaura col Sacramento della Riconciliazione,

·         riceve ulteriore sostegno dagli altri Sacramenti e dalla preghiera personale,

proprio allora tale amicizia costituisce come << l’armatura di Dio >>, di cui gli sposi si rivestono, che consente loro di poter resistere alle insidie del diavolo (cfr Ef 6,11), e di potere, così, custodire il dono prezioso del “matrimonio-sacramento”, ricevuto dal Signore.

 

Potremmo stabilire questo principio: quanto più gli sposi vivranno in amicizia con Dio, tanto meno potranno essere vinti dal diavolo con la tentazione o essere raggiunti da lui con una possessione diabolica o con una vessazione.

 

Più precisamente: quanto più gli sposi vivranno in amicizia con Dio, tanto più il loro matrimonio sarà al sicuro dalle insidie del diavolo. Non ci saranno adulteri, non ci saranno divorzi, non ci saranno convivenze, non ci saranno matrimoni civili, non ci saranno aborti, non ci saranno discordie, non ci sarà pornografia.

Nelle loro famiglie regnerà, invece, la pace di Cristo Gesù e regnerà un clima di serenità, che farà tanto bene ai figli.

  Le loro famiglie, infine, saranno veramente una chiesa domestica e nella società assolveranno con esemplarità il ruolo di segno dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Gesù per la Chiesa sua Sposa.

 

 

 



 

[1]  “Se qualcuno avrà detto che il matrimonio non è veramente e propriamente uno dei sette sacramenti della legge evangelica istituito da Cristo Signore, ma inventato dagli uomini nella Chiesa, e che non conferisce la grazia, sia scomunicato” (Concilio di Trento, Denzinger 971, cfr anche 402, 406, 490, 702, 844, 1640).

 

[2]  Cfr 1Cor 7,32.34.35.38; CONCILIO DI TRENTO, Sessio XXXIV, c.10; CONCILIO VATICANO II, Optatam Totius, 10b; PIO XII, Sacra Virginitas; GIOVANNI PAOLO II, Familiaris Consortio, 16, in EV, VII, 1577.

[3]  Cfr anche Is 62,5; Ez 16, 1s.

 

[4]  Cfr FC (= Familiaris Consortio) 14: EV 7/1571; DV (= Donum Vitae) II, 1: EV 10/1204.