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Insegnamenti |
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Relatore: Ignazio Cicchirillo |
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Prologo Il
tema di questa tre giorni dei pastorali diocesani è il cenacolo, luogo di
effusione dello Spirito Santo. Il
Rinnovamento nello Spirito Santo parte dall’esperienza dei gruppi che ci hanno
fatto riscoprire il battesimo, la preghiera di lode, il dono dello Spirito
Santo ed incontrare Gesù come amico, fratello, Signore e Salvatore della nostra
vita. Gli
organismi pastorali, a tutti i livelli, non sono luoghi di esperienza né di
evangelizzazione. Hanno motivo di esistere in quanto costituiti per aiutare a
far crescere i gruppi e trasmettere, nelle nostre diocesi, la grazia del
Rinnovamento nello Spirito Santo. L’azione
pastorale dei comitati: nazionale, regionale e diocesani se non si riversa nei
pastorali dei gruppi si svuota di ogni significato perché è fine a se stessa. Uno sguardo al presente La
convocazione di tutti i pastorali diocesani in questo luogo, all’inizio del
mandato, si giustifica nella consapevolezza di essere chiamati tutti a
riscoprire il senso dell’amicizia in Gesù, al di sopra di ogni ministero ed
esercizio carismatico.Questa luce il Signore l’ha messa nel mio cuore, immediatamente
dopo l’elezione e, oggi, sento di doverla trasmettere a tutti voi perché
possiate fare lo stesso con i consigli pastorali dei gruppi delle vostre
diocesi di appartenenza. Che il Signore ci conceda, in questi tre giorni, di
riscoprire il senso dell’amicizia in Gesù e, lasciando questo posto, ognuno
possa ripetere: “ come è bello e gioioso che
i fratelli stiano insieme”( Sl 133) Come
è vero che noi siamo sposa di Cristo, in quanto chiesa, sue membra in quanto corpo “carne della
sua carne, osso delle sue ossa”( Gn.2,23) Gesù, userà con noi la stessa espressione di un
coniuge che ripete all’altro “ che ci sta succedendo?” Gesù lo ripete a noi per farlo sentire a tutto il
Rinnovamento di Sicilia…… Che
ci sta succedendo Rinnovamento di Sicilia? Cosa risponderemo a questa richiesta
d’amore? sapremo rispondere come Pietro?
“Signore tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”(Gv.21,17) O
abbasseremo lo sguardo senza rispondere? Ma, se ci ha chiamati in questo luogo,
non permetterà che ce ne ritorniamo senza aver risposto. Questa è dunque la
convocazione pastorale della risposta. La
risposta dovrà sgorgare dal cuore e non dalla mente, come le prime due risposte
di Pietro. Sicuramente il Signore ci darà più tempo per riflettere, forse a
qualcuno di noi ha già fatto ieri la prima richiesta d’amore….” Mi ami tu….. insisterà ancora oggi per la seconda
richiesta….. mi ami tu…… e concluderà domani per la terza volta……Mi ami tu…. se alla terza
richiesta risponderemo con AGAPAO con il cuore…. ci sentiremo ripetere….”
pasci le mie pecorelle”( Gv.21,17) Allora la nostra sarà stata
realmente una elezione per GRAZIA. L’elezione per Grazia è chiamata divina in grado di
fornirci i mezzi necessari per
accompagnare il nostro ministero pastorale con segni e prodigi, proprio come
accadeva alla prima comunità cristiana di Gerusalemme. CHE CI STA SUCCEDENDO
RINNOVAMENTO? Dove
hai lasciato la gioia, perché non sento più battere il tuo cuore come nel
giorno della tua fanciullezza? Perché
non sento più per le strade di Gerusalemme le grida dei fanciulli e le danze
delle ragazze che precedono le carovane nel giorno della grande festa? All’inizio del nostro mandato, il
primo compito che il Signore ci affida è quello di dare coraggio al gregge che
ci è stato affidato, quindi a tutto il
popolo del Rinnovamento di Sicilia perché possa riprendere la strada del
ritorno “ alla gioia”. Siate animatori contagiosi di gioia! Com’è
potuto accadere questo al popolo della gioia? La risposta sta dentro di noi,
nel nostro cuore pronto ad accogliere il mondo e a respingere la grazia. P.
Matteo ci ha ripetuto continuamente, in questi ultimi anni, una profezia “ Il
mondo è entrato nei nostri gruppi” se il nemico entra in città è segno che
le sentinelle sono distratte, si sono addormentate perché si sono lasciate attrarre dai piaceri della
carne che portano sonnolenza. La
Parola di Dio ci raggiunge, in questo luogo, con questo richiamo: “Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e
sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio
Dio”.(Ap.3.2) Chi ci tiene sobri è lo Spirito Santo che mette nel
cuore il desiderio di pregare e di ascoltare la Parola di Dio. “ La sobria
brezza dello Spirito” ci Ricorda P. Cantalamessa. “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge,
in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa
di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue”.(At.20.28) e ancora: “Perseverate nella preghiera e
vegliate in essa, rendendo grazie”.(Col.4.2) Queste sentinelle siamo noi, chiamati dal Signore a
pascere le sue pecore. Forse
abbiamo invertito le priorità del nostro ministero? Gli apostoli della prima comunità di
Gerusalemme, continuamente distratti dalle numerose cose da fare e tra queste
il servizio agli orfani e alle vedove, risposero: “ Non è giusto che noi trascuriamo la
parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi
sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali
affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al
ministero della parola” ( At.6,2-4 ) Il
problema sta proprio qui, quando facciamo nostre le cose che non ci
appartengono e deleghiamo altri a fare le nostre cose. Noi,
con tutto ciò che c’è da fare, sicuramente ad una richiesta analoga a quella
fatta agli apostoli risponderemmo in questo modo: “ Non è giusto che
trascuriamo l’aspetto tecnico ed organizzativo, cercate dunque, fratelli tra di
voi, pieni di Spirito e di saggezza ai quali noi affideremo la preghiera e
l’ascolto della parola. La pastoralità non può essere delegata ed il compito
primario di ogni pastore è l’ascolto della Parola, la Preghiera, la frazione
del pane e l’unione fraterna ( At.2,42) Queste cose ci tengono svegli e fanno
di noi profeti e sentinelle: “ Figlio dell'uomo, ti ho posto per
sentinella alla casa d'Israele”.( Ez.3.16) Quando ci viene chiesto di pregare
per qualcuno, ci rivolgiamo al ministero della preghiera di intercessione. Non
che questo non debba essere fatto… la preghiera del ministero d’intercessione
si aggiunge alla nostra…. La nostra preghiera è forte ed efficace essa riesce a
smuovere le montagne…(Mt.17.20) essa è come un forcone che fa smuovere Dio dal
trono di giustizia a quello di misericordia…. la preghiera dei pastori è quella di Gesù e,
quando chiedi, lo fai con l’autorità del figlio che tocca il cuore del Padre Tante
situazioni di morte, tanti cadaveri da tempo attendono di sentire la voce del
pastore per sperimentare la libertà della risurrezione, proprio come
Lazzaro.(Gv.12.17) Liberiamo i nostri gruppi dalle bende che legano le membra
che li immobilizzano che non permettono alle braccia di sollevarsi al cielo per
invocare lo Spirito Santo. L’importante è la consapevolezza che ogni pastore
deve avere circa l’esercizio del proprio ministero. Il primo versetto del cap.
3 del libro dell’Esodo, in una premessa che tante volte sfugge alla nostra
meditazione, troviamo chi siamo, cosa siamo tenuti a fare e come dobbiamo
farlo: “ Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro ,suo
suocero,sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto.” Il
pastore è colui che è sempre consapevole che il gregge che gli è stato affidato
non è suo e che lui stesso fa parte del gregge! Guai se lo dimentichiamo, non
siamo stati noi a dare la vita per la redenzione di questo popolo ma Gesù. E’ risaputo che il Rinnovamento nello Spirito Santo
è stato costituito come corrente di grazia per la Chiesa e nella Chiesa per
rinnovarla. Quando questa profezia si realizzerà, il Rinnovamento non avrà più
motivo di esistere perché non si riuscirà più a notare alcuna differenza tra
un’assemblea e l’altra. Tutti si esprimeranno con la stessa gioia e sotto
l’azione dello Spirito Santo che guiderà la preghiera. Stavo aggiungendo con
gli stessi canti ma mi sono trattenuto in tempo perché i canti, da tanto tempo
sono entrati nella chiesa…. forse l’unica cosa che è entrata… e lo dico con un
po’ di amarezza. Se il nostro cammino non
mostra fratelli convertiti che danno testimonianza con la loro vita, se
non suscita nella gente la SANTA INVIDIA e fa esclamare: Guarda come si
amano…. lasciamo che sia la Chiesa, come ha sempre fatto e continuerà a
fare, a rinnovare noi. Il 15 Marzo si celebra la festa del ringraziamento
perché abbiamo ottenuto il riconoscimento e siamo diventati movimento
ecclesiale. C’è veramente da ringraziare il Signore se la Chiesa ci ha accolti,
lo ha fatto perché è madre e come ogni madre non può non accogliere i suoi
figli. Quest’accoglienza ha sanato tante ferite ma costituisce un impegno serio
da non sottovalutare e, nel contempo ci garantisce nell’esercizio pastorale e
carismatico attraverso una continua effusione di Spirito Santo che solo chi
vive in comunione con la sposa di Cristo, riesce ad ottenere. Spesso ci
dimentichiamo che lo Spirito Santo non lo abbiamo ricevuto nel Rinnovamento
nello Spirito ma nella Chiesa, nel giorno del nostro battesimo. Abbiamo
acquisito troppa confidenza, troppa sicurezza sia nell’esercizio pastorale che
carismatico. Abbiamo già la risposta sempre pronta, non sentiamo il bisogno di
invocare lo Spirito Santo che ci da la luce del discernimento. Dobbiamo
acquisire il senso del timor di Dio, toglierci i sandali e scoprire un nuovo
modo di avvicinarci al “Roveto ardente” e quando parliamo con un
fratello del Signore o delle cose che a Lui appartengono, prima riflettiamo. A
tal proposito vi voglio raccontare un fatto realmente accaduto in occasione di
un pellegrinaggio in Terra Santa, fatto con i giovani. Ci trovavamo nel
deserto, accompagnati dai fratelli di Cana di Galilea che stavano facendo anche
loro il cammino di Rinnovamento, decidemmo di trascorrere la notte nel deserto
di Giuda e, quindi, ci mettemmo alla ricerca di un posto idoneo per accamparci.
Scorgemmo una tribu’ di nomadi che si era appena accampata poco più avanti alla
località dove si trovavamo noi e chiedemmo a quello che ci sembrava il loro
capo, il permesso di accamparci vicino a loro. Gli chiesi da dove venissero e
mi risposero “ da casa nostra” gli chiesi ancora dove erano diretti e mi
risposero: “ a casa nostra” Pensavo tra me, “ Ma quante case possiedono?” Mi fu
svelato subito il segreto, i nomadi del deserto di Giuda considerano casa loro
tutto il deserto ( 80x60 Km) pertanto i loro spostamenti avvengono sempre entro
quest’area, quindi non escono mai di casa! Come sarebbe bello se anche noi
togliessimo tutte le barriere dell’inimicizia e i confini territoriali anche
all’interno dei nostri gruppi ed organismi pastorali, considerando tutta la
Sicilia, casa nostra…… Giosuè, nella spartizione della terra promessa, non
concesse i monti alle tribù d’Israele,
anche se ricadevano nel territorio loro assegnato, perché li considerava luoghi
d’incontro di Dio con gli uomini. Ed il luogo della preghiera non può
appartenere ad alcuno ma a tutti. I nostri organismi, gruppi, diocesi sono
luoghi dove Dio incontra il suo popolo, dunque non appartengono a nessuno ma
sono patrimonio spirituale di tutto il Rinnovamento di Sicilia. Se questo
progetto non lo realizza la Chiesa, realizziamolo almeno noi. Torniamo al
racconto del saggio, la seconda domanda che feci a quell’anziana persona di cui
non sono mai riuscito ad immaginare la sua età, poteva avere dai sessanta agli
ottanta o addirittura ai novant’anni ma quello che mi colpì era la brillantezza
dei suoi occhi che lasciavano trasparire saggezza e sapienza,verteva sulla sua
dichiarata fede islamica. A questo punto si ammutolì e la cosa si fece per me
davvero imbarazzante, credo di essere arrossito, meno male che era notte… dopo una lunga pausa, che a me sembrò
un’eternità, mi disse: “ Ho scavato dentro di me ed ora ti rispondo” A
questo punto fu lui a rivolgermi una domanda sulla mia fede cristiana. Stavo
già rispondendo quando mi sfiora il braccio e trattenendo la risposta che stavo
già dando mi dice: “ ma prima di rispondermi, scava dentro di te” Non ci
crederete ma quella risposta meditata, scavata dentro, più completa e
stranamente sapiente, ma comunque completamente diversa rispetto a quella che
istintivamente stavo dando senza riflettere.
Noi abbiamo sempre la risposta pronta… quante
risposte improvvisate. Se ci ricordassimo che le nostre risposte spesso
implicano dei cambiamenti di vita o delle decisioni di vita, forse scaveremmo
dentro di noi per chiedere al saggio che è dentro ciascuno di noi che è lo
Spirito Santo, il consiglio giusto. I responsabili sono la mano del saggio che
sa frenare le risposte istintive.. quelle che fanno male.. quelle che
allontanano i fratelli dai gruppi. Siate la mano del saggio! Usate tutta l’autorità,se necessario.
Amicizia, paternità spirituale, accoglienza non significa concedere sempre
tutto. L’amore certe volte si esprime con un no, se questo è per il bene! Troppa sicurezza anche
nell’esercizio carismatico Siamo collegati con la CASA CELESTE con un telefono
impostato nella modalità multifrequenza, non fai in tempo a schiacciare
l’ultimo numero che già il telefono squilla dalla parte opposta. Non facciamo
in tempo ad invocare il dono dello Spirito Santo che già, abbiamo la risposta. L’organismo
pastorale, a tutti i livelli, non è il PRONTO SOCCORSO delle regioni, dei
pastorali diocesani e dei gruppi, esso ha motivo si esistere se promuove la
grazia del Rinnovamento e i carismi se accompagna amorevolmente i fratelli nel
cammino di santità ed incoraggia l’esercizio carismatico. Il
Rinnovamento nello Spirito non è nel Comitato Nazionale, ne in quello
Regionale, né in quello Diocesano, né nei pastorali dei gruppi esso è nel
gruppo. Se le iniziative di promozione e crescita dei vari organismi, non
arrivano ai gruppi, non servono a nulla! DOVE ABBIAMO INCONTRATO IL
SIGNORE? DOVE ABBIAMO FATTO LA PRIMA
ESPERIENZA CARISMATICA? Nel
gruppo o nel pastorale? Il cenacolo è
luogo di effusione di Spirito Santo.
Oggi non si sente più parlare di EFFUSIONE SPONTANEA perché? Perché i
gruppi soffrono di debolezza carismatica.. la preghiera ha perduto la forza
dello Spirito Santo perché lo si attende dall’alto senza il desiderio dal
basso. Lo Spirito Santo plana sui gruppi e va alla ricerca di cuori che
lo desiderano, cuori grati e occhi pieni di stupore! UNO SGUARDO AVANTI Considerate,
ciò che è stato detto fino a questo momento, un’esortazione pastorale fatta con
il cuore non sentitela come un rimprovero o attribuzione di responsabilità. Quanto detto lo ritengo
utile per guardare avanti. Anche i profeti d’Israele usavano lo stesso
metodo. Se non si guarda il passato, non si può valutare il presente e non si
possono fissare delle mete. E’
certo che, per ristabilire l’ordine originale non esiste una formula magica ma
ogni cosa va affrontata con umiltà e alto senso di responsabilità sapendo che
non siamo stati chiamati a gestire cose umane ma divine. Il
popolo d’Israele perde di vista la propria identità perchè si era abituato alla
terra, alla libertà, costruiva case su case e considerava tutto dovuto e non
più dono gratuito di Dio, allora viene allontanato dal bene, viene mandato in
schiavitù a Babilonia. Solo quando è privato del bene ne scopre la grande
ricchezza e la gratuità, ed esclama: “
Come cantare i canti di Sion in terra straniera? Se ti dimentico
Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato” (
Sl.137,4) e
chiedono a Dio che conceda loro di ritornare presto nel deserto per riscoprire
la propria identità “ Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i
torrenti del Negheb” ( Sl. 126,4) Consideriamoci
spinti dallo Spirito Santo nel deserto, in questo periodo di quaresima del
2004, per discutere sulla nostra identità. Ristabiliamo
i nostri rapporti personali nell’amicizia e nel rispetto reciproco, facendo
nostre l’esortazione dell’Apostolo Paolo: ”Vi esorto dunque io, il
prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che
avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a
vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del
vincolo della pace. ( Ef.4,1-3) Questo messaggio è già un programma di vita e
comunitario, per realizzarlo occorre un itinerario interiore di vita
spirituale, pregare ed invocare il dono
dello Spirito Santo. Mi
piace ricordare quanto ci ha detto, in occasione del primo incontro di Comitato
regionale, P. Giovanni Nobile, era andato per un consiglio da un suo saggio ed
anziano confratello. Dopo avere esposto a lui il suo problema, l’anziano gli
risponde “ Quante volte al giorno invochi lo Spirito Santo” e P.
Giovanni, pensando di stupirlo risponde: “ Non meno di quindici o venti
volte al giorno”e L’altro risponde:” Se non lo farai per lo meno più di
cento volte al giorno non è sufficiente” Se questa stessa domanda dovesse essere
rivolta a noi? Il primo percorso interiore sta nella valutazione
dei nostri comportamenti, la morale cristiana ci insegna che spesso nella vita
del credente c’è difformità tra comportamento ed atteggiamento. Si può avere un
comportamento moralmente retto ed un atteggiamento moralmente sbagliato e
viceversa . Chi è stato chiamato a servire il Signore deve esaminarsi
attentamente e conformarsi di conseguenza. Il risultato di questo percorso sarà
la trasformazione in uomini spirituali che pensano, agiscono ed operano sotto
l’azione dello Spirito Santo. Troppe volte, nelle nostre catechesi portiamo
esempi di Santi, non che questo sia un male anzi sono degli esempi da seguire,
ma è arrivato il momento di portare esempi di NUOVI SANTI della SANTITA’
DI VITA nostra e dei nostri fratelli. La testimonianza non si limiti a quei
pochi fatti straordinari che ci hanno fatto incontrare il Signore, vivendo per
il resto della nostra vita spirituale, di rendita! La testimonianza è quella di
ogni giorno e se siamo deboli e non riusciamo ricorriamo ai fratelli alla loro
preghiera, rientriamo nel cenacolo che è luogo di effusione di Spirito Santo.
Cerchiamo occasioni opportune ed inopportune per pregare, ricordandoci che DUE
CHE PREGANO DIVENTANO TRE CHE SI AMANO E LA TERZA PERSONA NON è un
personaggio scomodo come succede spesso
nelle relazioni di coppia. Il terzo è colui che trasforma la nostra vita e da
un senso ad essa è il terzo che non apre
bocca se non con la bibbia è il Verbo di Dio che consegna la Parola di vita
eterna, che si mostra VIA, VERITA’ E VITA. Torniamo
ad essere padri DIDASCALOS che comunicano la bellezza e riescono a far vedere
ai fratelli solo le cose belle. Un
giorno due amici, stavano attraversando un alto ponte, era inverno e quasi
piovigginava, sotto il ponte scorreva un fiume, le sue acque erano torbide ed
agitate. Ad un certo punto uno dei due si ferma ed esclama “ Che bei pesci
colorati e felici ci sono in quel fiume” e l’altro pensando che l’amico
fosse impazzito risponde” Con le acque torbide e a quest’altezza, come fai a
vedere i pesci colorati e felici?” e l’amico esclama: Quando gli occhi
sono belli, riescono a vedere belle tutte le cose!” Chiediamo
in prestito a Gesù i suoi occhi perché anche noi vogliamo vedere belle tutte le
cose. Gli
occhi di Gesù hanno il potere di farci vedere solo le cose belle! Signore effondi lo spirito di Bellezza su
questi miei fratelli perché vedano le cose buone e rendano grazie al Padre
nostro che è nei cieli. Una raccomandazione finale Promuoviamo l’amicizia, il rispetto
reciproco, il servizio gratuito, presentiamo ogni giorno al Signore tutti i
fratelli che il Signore ci ha affidato, pregando il Padre Celeste perchè li
preservi da ogni male. Gli
incontri dei pastorali diocesani siano cenacoli di preghiera più che riunioni
organizzative perchè il Signore Gesù non faccia mai mancare la sua assistenza attraverso una continua
effusione del suo Santo Spirito e ci confermi nel nostro ministero di grazia,
Alleluja. |
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