Insegnamenti

 


ENTRIAMO NEL CENACOLO, LUOGO DI AMICIZIA E DI PACE
 

Insegnamento di Pippo Viola alla TRE-Giorni per pastorali diocesani del maggio 2004 

 

 

 

 Giovanni 20:19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

 

Apocalisse 3:20 Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.

Atti 1:3-5 Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni».

Atti 1:12-14 Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

 

Chiamati al Cenacolo

Essere eletti e intraprendere il cammino per un nuovo triennio di servizio in un Pastorale Diocesano è un momento che viene considerato importante, ma del quale non sempre si coglie a pieno l’eccezionale portata; perché questa, nella pratica quotidiana, viene in parte offuscata da ragionamenti e da criteri di valutazione razionali, carichi umane tendenze, che si manifestano prima e dopo le elezioni e che esprimono, in definitiva, il nostro vero modo di concepire la vita; rivelando che questo è solo parzialmente vincolato alla nostra appartenenza a Cristo, nella Chiesa e nel Rinnovamento e mettendo in evidenza la presenza contemporanea di una doppia sapienza alla quale ci affidiamo: quella umana (calcolatrice e sovente materialista) e quella dello Spirito, che spesso suggerisce mozioni diverse da quella terrena. Ciò pone in risalto una evidente doppiezza, un divisione interiore, che è debolezza, ma che indica con chiarezza quale cammino interiore abbiamo ancora da percorrere.

L’elezione nel Pastorale Diocesano deve essere, perciò, oggetto di riflessione personale e comporta un’approfondita verifica della propria vita e della propria condotta per aderire ad una chiamata forte a farsi familiari e collaboratori di Dio, nell’opera di salvezza dell’Umanità.

La chiamata, quindi, non è ad una semplice revisione, bensì a rifondare la propria vita, prendendo come principio fondativo esclusivo Gesù Cristo e il Vangelo (e tutto il Vangelo, non escludendo i brani più scomodiche sono proprio quelli che maggiormente ci possono edificare); e come vera sorgente dell’intelletto lo Spirito Santo. Siamo chiamati a conformarci a Cristo per diventare noi stessi testimonianza della benevolenza di Dio, che opera nel vissuto ordinario con straordinaria presenza e generosità, al punto da lasciare intravedere in te la sua luce.

Questi tre giorni d’incontro, all’inizio del mandato, hanno lo scopo proprio di mettere meglio a fuoco le nuove dinamiche di vita (da sempre proposte dal Signore nel Vangelo) a cui siamo chiamati e le vesti interiori più opportune.

Siamo, cioè, invitati ad ‘entrare nel Cenacolo’ ed a ripartire sempre da esso per ricevere la ‘Pace’ ed il mandato dal Signore. Quelli che decidono di entrare nel cenacolo con Maria ad aspettare in preghiera, sono uomini di speranza, toccati nel cuore e segnati da Gesù e dalla sua Parola sin nella radice più profonda della loro esistenza, perché nel loro cuore è stato impresso ‘il marchio della vittoria’!

Siamo invitati, perciò, ad essere Pastorali di speranza, che ripartono sempre dalla preghiera e non dalle discussioni e dalle competizioni personali, con le quali siamo da sempre tentati nella vanità e nell’orgoglio, inconsapevolmente spinti dall’antico Nemico; Pastorali che non si lasciano ingannare perché ripartono sempre da Cristo; Pastorali che alle dispute ed alle competizioni, che sono sterili e portano divisioni, preferiscono l’opera di perseverante persuasione, che affratella, corregge, consola.

 

Similitudine tra gli incontri del Pastorale ed il Cenacolo.

Ogni Pastorale Diocesano abbia sempre presente l’obiettivo della sua chiamata: servire i Gruppi per farli crescere a misura della vocazione del Rinnovamento. Ciò richiede progettazione, continuo impegno e fatica, attraverso cui sentiamo scorrere tanta grazia edificante; ma ai quali possono conseguire anche momenti di stanchezza e, non di rado, qualche scoraggiamento; magari perché l’opera svolta ci sembra non abbia dato i frutti sperati, o non siamo stati ben compresi, o non siamo stati ben accolti... Qualche volta, stanchezza e scoraggiamento possono indurre ad appiattirsi, a non stimarsi, ad addossare ad altri le responsabilità (perciò, ad accuse), ad irritazioni ed a tensioni... Che cosa fare?

Comunque siano andate le cose, è necessario entrare nel Cenacolo per permettere a Gesù di donare la pace, la consolazione nello spirito e nuova forza vitale. L’incontro con i fratelli del Pastorale sia sempre un momento di comprensione, di affetto, di apprezzamento reciproco per l’opera compiuta, di solidarietà (perché, comunque sia andata, è lo sforzo santo dei fratelli per la costruzione del Regno). E Gesù verrà, mentre le ‘porte del tuo cuore’ sono chiuse, perché ti senti un missionario arido e senza forza spirituale, disorientato e dirà a te e ai tuoi fratelli: “Pace a voi...”; e tutto il Pastorale riceverà una pace profonda, che benefica lo spirito e pervade la mente ed il corpo; e tu ti sentirai pronto ad accogliere tutto ciò che Egli ti dirà, perché Colui che dona lo Spirito ti procurerà una nuova Effusione e tu sarai mutato in un altro uomo.

Dirà, allora, il Pastorale al Signore: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla” ed Egli risponderà: “Spiegate le vele e prendete di nuovo il largo, lasciandovi guidare dal vento dello Spirito Santo e gettate le reti seguendo tutti i miei insegnamenti e i consigli pratici che vi ho dato e farete una pesca abbondante... Io amo i miei figli, essi sono per Me come un pezzo del mio Cuore: permetterò che essi siano ‘pescati’ soltanto da quelli che in Me e come Me hanno imparato ad amarli, conformando la loro vita al Vangelo”.

 


La cura delle relazioni tra i membri del Pastorale

Entrare nel Cenacolo comporta anche lo stare più vicini. Ciò implica il vantaggio dell’arricchimento attraverso la conoscenza e l’esperienza degli altri membri e la loro amicizia, ma può generare anche attriti, competizioni, gelosie, divisioni. Un Pastorale Diocesano non può permettere che al suo interno esistano divisioni o scarsa considerazione di qualche membro. La divisione e la scarsa considerazione sono quasi sempre il frutto di competizioni e di orgoglio personale, che evidenziano inadeguate capacità di amare e di promuovere, nonché la brama mascherata di supremazia. Il diavolo si è sempre servito di queste tentazioni sottili per seminare discordia, divisione e debolezza; per scoraggiare o deviare l’opera del Pastorale Diocesano e per farlo, apparire ai pastorali di gruppo ed ai fratelli in generale, come un centro direttivo (di potere), piuttosto che modello di servizio e di pastoralità da imitare ed a cui fare riferimento.

Il Cenacolo diventi, quindi, luogo di amicizia e di pace, che sono i frutti immediati che produce il Vangelo. Ci si riferisca sempre alla Parola di Dio e si abbia una visione di fede della vita e di tutti i suoi aspetti ed avvenimenti. I rapporti umani e, in particolare, l’amicizia siano guardati dal punto di vista di Dio, che arde d’amore per ciascuno dei suoi figli e li vuole amati e rispettati così come Egli fa. Non si confonda mai l’amicizia santa con la ‘conveniente’ amicalità umana, con un rapporto formale, esteriore.

Si sappia, poi, discernere la vera pace da quella apparente, diplomatica, armata, che è la pace del mondo. Per la percezione umana, infatti, l’accertamento della pace equivale  alla verifica della conquista del benessere reciproco e della quiete; la percezione spirituale, invece, verifica la pace attraverso la realizzazione del Bene (che non sempre corrisponde al benessere, né alla quiete), cioè attraverso l’accertamento di un dinamismo interiore (che muove la vita ordinaria), benefico e in continuo sviluppo, che produce sentimenti ed intenti benigni, facendoci divenire per noi stessi è per il prossimo ‘sapore di Dio’, a cui tutti, più o meno consapevolmente, desiderano accostarsi. La pace vera, infatti, è dono dello Spirito Santo. Per questa ragione, tale pace trova la sua radice nella Parola e diventa accoglienza e realizzazione della stessa e ci apre a vivere con speciale intensità le Beatitudini evangeliche.

 

Pastorale Diocesano e discernimento

Discernimento spirituale, amoroso e misericordioso e prudenza siano sempre la culla di ogni decisione ed interpretazione dei fatti.

Il Pastorale è spesso oggetto di attacchi malefici da parte del diavolo, che ha l’intento di fiaccarne la resistenza e l’unità con una consistente serie di disturbi. Questi possono essere veicolati sia attraverso i membri del Pastorale stesso, che provenire dall’esterno; oppure consistono in un assalto improvviso e furioso alla salute propria, a quella dei propri familiari, alle loro virtù morali, alla stabilità economica e così via. Ma la via preferita rimane sempre quella più silente, che è più diffusa e distruttiva di ogni altra. Il Male, infatti,  si è nasconde  e si radica nella 'normalità', che cerca di svuotare di Dio, inducendo a spostare continuamente i 'confini del male' per allargarne il 'territori' e per ridurre gli spazi del bene, facendo perdere il senso di Dio e del peccato; facendoti stare soltanto davanti alla porta del Cenacolo, ma facendoti illudere in modo suggestivo che non puoi fare di più.

Ricordiamo sempre che il Signore ci ha scelti per sconvolgere i  piani del Maligno, per destare dal torpore esistenziale coloro che sono caduti nella sua trappola mortale e per avviarli alla vita piena attraverso il rinnovamento spirituale che porti alla realizzazione della sua Parola ed all’amicizia personale con Dio.

L’andamento dei tempi, la situazione, l’orientamento e le scelte della nostra società (che è famiglia di Dio), ci inducono a pensare che bisogna agire con urgenza e determinazione.

Ricordiamo che il Signore ci ha impreziositi di doni e carismi che, usati in modo proprio, ci aiutano ad individuare ed a sconfiggere il male; specialmente per mezzo della preghiera e del perdono reciproco; cose che i membri del Pastorale non possono mai disattendere.

I Pastorali si impegnino con Dio e i fratelli a diventare modelli del Vangelo, sperimentandolo e, quando necessario, sappiano pagare di persona per le scelte, a volte  'impopolari', proposte da Gesù, che si discostano dagli stereotipi della nostra vita quotidiana; abbandonino i molti comodi paraventi ed alibi (che ogni giorno sappiamo costruire), per vivere la Parola di Dio in modo radicale e per illuminare il mondo.

Occorre che i Pastorali Diocesani si impegnino a stimolare i gruppi per fare sgorgare dal Vangelo nuove dinamiche di vita carismatica, in cui l’evangelizzazione diventi uno stile comune, connaturato e non forzato; uno stile di vita in cui l’attenzione agli ultimi non sia una ‘pia forzatura’, ma la manifestazione della propria somiglianza con Dio.

Non di rado, le molte esigenze organizzative e formative, spingono qualche membro del Pastorale ad assumere atteggiamenti di tipo manageriale, tecnico, da professionista delle Scritture, da comandante in campo, per una umana e miserabile tendenza.

Bisogna ricordare che per stare nel Cenacolo e non diventare traditori della Parola, si deve essere  capaci di amare. Il vero amore è quello che trasforma in servizio anche gli incarichi più vistosi; chi si fa capo (perché organizza, perché è specializzato in un compito, perché coordina...) schiavizza; e chi schiavizza non è in grado di amare secondo il Vangelo, perché mette se stesso al disopra del suo prossimo. Questi atteggiamenti, purtroppo, non sono infrequenti e da essi nessuno è immune, perché si mascherano assumendo la forma del rispetto dell’ordine, dei ruoli e della pretesa di obbedienza, che ad un’analisi più approfondita risultano esagerati, o fuori luogo.

Si dedichi, perciò, molto spazio al discernimento spirituale, che è ascolto profondo della voce dello Spirito Santo, che ci porta sempre ad un confronto autentico, serio e sincero con la Parola di Dio, dalla quale soltanto può scaturire ogni autentico giudizio e decisione!

 

Vigilare sulla propria fede

Vigilare sulla propria fede, verificandone la genuinità e sforzandosi di demolire continuamente la parte di essa che non ha fondamenta solide, per ricostruire secondo il Progetto originario di Dio. Ad un’analisi attenta, infatti, è che la fede si presenta, in molti casi, come una sovrastruttura della personalità; e non come il fondamento, la sorgente della vita.

 

Alcuni suggerimenti che aiutano ad entrare nel cenacolo

Ecco alcuni criteri di discernimento che aiutano ad entrare nel cenacolo per accogliere e costruire amicizia e pace:

Dio suggerisce ed ispira azioni che aumentano il senso della misura, della proporzione con le proprie capacità, della discrezione, dell’equilibrio...

Il demonio e le sue forze maligne spingono ad esagerare, ad esasperare, senza un vero criterio, per fare rumore, clamore...

L’eccessiva abbondanza di iniziative si è rivelata, spesso, ispirazione malefica per distrarre il Rinnovamento dalla sua vera vocazione e per falsarne il cammino.

 

Lo Spirito di Dio porta chiarezza, risolve difficoltà, dà luce, conduce a convinzioni ben motivate...

Lo spirito delle tenebre insinua il dubbio sistematico, il sospetto, il problematicismo esasperato, lo scrupolo persistente, il buio...

 

Lo Spirito Santo rispetta i ritmi di apprendimento, di assimilazione e di maturazione...

Lo spirito del male induce a giudizi pesanti inopportuni sulla crescita dei fratelli, oppure provoca entusiasmi puerili, emozionalismo, sensazionalismo, desideri sproporzionati e irrealizzabili, lancia verso mete irraggiungibili... per far cadere nello sconforto, poi, dopo il fallimento.

 

Lo Spirito di Dio costruisce ed integra la persona, nell’armonia...

Il demonio distrugge, disintegra, disgrega, nega, aliena, esclude ...

 

Segno di capitale importanza, nel discernimento, è l’umiltà; mentre di grande aiuto è l’analisi del comportamento e delle sue conseguenze.

 

 

                                                                                     Pippo Viola.