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FASCETTA SEBASTIANO SINTESI PASTORALE TRIENNIO 2000-2003 “Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.” ( Tito 3,4-7)
Introduzione A conclusione del mandato regionale e in vista dei prossimi rinnovi, riteniamo importante fare memoria di alcuni priorità pastorali, che se pur hanno caratterizzato il triennio trascorso, conservano una valenza profetica per il prosieguo del cammino regionale. Più che fare una vera e propria relazione conclusiva del triennio, ho ritenuto opportuno riprendere alcuni passaggi pastorali significativi ,che abbiamo avuto modo di condividere, approfondire e realizzare per la crescita dei nostri gruppi. In particolare: il primato dell’evangelizzazione, la diocesanità, l’articolazione della vita di gruppo. Ringrazio il Signore per questi anni trascorsi a servizio del RnS, per come mi ha sostenuto con la sua misericordia attraverso il dono di tanti fratelli e sorelle maturi nella fede, in modo particolare il reverendissimo P. Matteo La Grua, che mi hanno sostenuto con la loro preghiera e incoraggiato con il loro esempio. Nove anni fa ricevevo la consegna di una regione da parte del Consiglio Regionale coordinato dal carissimo fratello Salvatore Martinez. Una regione ricompattata nell’unità e ben strutturata pastoralmente. A distanza di nove anni, riconsegno la regione ancor più unità, compatta, motivata nel cammino. Certamente sono ancora tante le cose da fare e tante le novità che lo Spirito desidera realizzare, ma , grazie all’impegno di tutti coloro che hanno svolto un ruolo pastorale in seno al Comitato, al Consiglio Regionale, comitati diocesani e pastorali di gruppo, la regione è cresciuta in termini di maturità, ecclesialità, senso di appartenenza. Nel corso di questi nove anni , abbiamo avuto un aumento di gruppi da 154 presenti sino all’anno 1991 agli attuali 270, con una media in termini di crescita che fa dai 10-15 gruppi riconosciuti all’anno. Siamo stati pionieri per quanto concerne l’ambito della formazione per le famiglie, dando inizio, con l’aiuto della coppia Filippa e Gino Passarello, ad un vero e proprio ministero per le famiglie promuovendo , in maniera capillare, sia da un punto di vista teologico che spirituale, la riscoperta del sacramento del matrimonio , con la partecipazione straordinaria, almeno nei primi anni ,del carissimo don Renzo Bonetti. E’ cresciuta , inoltre la stima e la collaborazione con i vescovi. Personalmente non riscrontro un calo dell’esperienza carismatica nei gruppi, fatta eccezione per situazioni particolari, piuttosto l’impegno a voler fare sul serio, al punto che, in quest’ultimo periodo, è sempre più crescente il desiderio da parte di alcuni gruppi di fare un salto di qualità verso una forma di vita sempre più radicale e comunitaria. La maggior parte dei nostri gruppi ,oltre all’incontro di preghiera vive un tempo di formazione settimanale e organizza, a scadenza mensile o bimensile, il ritiro comunitario. Questa breve carrellata degli aspetti più evidenti del cammino regionale accrescono il nostro ringraziamento al Signore perché ci ha guidato con mano potente adempiendo le sue promesse ed elargendo copiose benedizioni. Non mi resta che unirmi al canto di Maria, per le opere meravigliose che i miei occhi hanno avuto la grazia di vedere in questi anni: “ L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore…Grandi cose ha fatto in me ( in noi) l’Onnipotente e santo è il suo nome” . Concludo con una preghiera allo Spirito santo composto da M.D. Turoldo: “ Spirito di Dio, iniziativa dell’amore, stupore del vivere, silenzio indicibile in cui la vita e l’amore si confondono. Tu vieni a turbarci Vento dello Spirito. Tu sei l’Altro che è in noi. Tu sei il soffio che anima e sempre scompare. Il fuoco che brucia per illuminare.. Attraverso i secoli e le moltitudini Tu corri come un sorriso, per fare impallidire le nostre pretese di uomini. Tu sei povero come l’amore per questo ami Radunare per creare, o brezza e tempesta di Dio. LIVELLO DIOCESANO Fermo restando il grande dono che il Signore ha fatto al RnS di Sicilia ispirando, diversi anni or sono, la formazione di un livello pastorale diocesano, costituito dal comitato diocesano presieduto dal coordinatore diocesano, quale organo elettivo, a supporto di tutti i bisogni dei gruppi diffusi nel territorio diocesano in ordine alla grazia del RnS, abbiamo ritenuto sempre opportuno e necessario, in questi anni, sottoporre a verifica tale livello per riprecisarne gli ambiti pastorali onde evitare contrapposizione con il livello regionale e di gruppo. In modo particolare, in questo triennio, a causa dell’inserimento di nuovi animatori a livello diocesano è risultato necessario seguire da vicino alcuni pastorali diocesani in modo da trasmettere loro il senso della responsabilità pastorale. Per altri pastorali diocesani, invece, si sono verificate difficoltà nell’interazione tra i nuovi animatori e quanti invece continuavano il mandato, superate nel tempo, attraverso l’impegno personale, l’aiuto del CRS, al fine di ripristinare un clima di vera fraternità e collaborazione. Sicuramente anche per il prossimo triennio a motivo del ricambio degli animatori e ,in taluni casi ,dei coordinatori diocesani ,sarà necessario favorire un tempo di accompagnamento pastorale attraverso la collaborazione di anziani oltre che dei membri di CRS. In considerazione di ciò riporto alcune indicazioni sulla funzione del comitato diocesano ,che in questo triennio abbiamo avuto modo di condividere,come punti di partenza per una riflessione da avviare per il prossimo triennio.
Funzione pastorale livello diocesano: a) favorire una maggiore promozione della grazia del RnS a livello diocesano curando in modo particolare la costituzione di nuovi gruppi; b) favorire momenti di reciproca conoscenza tra i gruppi attraverso iniziative che riguardano la specificità del RnS e che, nel frattempo, diano risposte profetiche alle esigenze ecclesiali e sociali del territorio diocesano c) esortare i gruppi riconosciuti a crescere nella dimensione carismatica, umana e spirituale d) provvedere al riconoscimento ufficiale dei gruppi e) assicurare una periodica comunicazione/comunione con il vescovo f) assumere, garantire e promuovere le linee nazionali e regionali all’interno della vita dei gruppi g) attuare i programmi per la missione stabiliti dall’assemblea diocesana (l’attuale consiglio diocesano) IL PASTORALE DIOCESANO Si preferisce evitare la dizione “comitato” diocesano in quanto più affine all’aspetto prettamente organizzativo, mentre il termine “pastorale” rimanda con maggior evidenza all’ambito spirituale proprio di chi si dispone a svolgere un servizio per il bene altrui e non per il proprio. Il pastorale diocesano, non deve preoccuparsi primariamente di organizzare iniziative “fotocopiando” quelle nazionali o regionali, ma assumere un ruolo “itinerante”, missionario, a servizio dei gruppi, assicurando una particolare presenza, pur se discreta e intelligente, per una maggiore crescita nella comunione, fraternità e amicizia. All’interno del pastorale diocesano vige, naturalmente, il criterio di collegialità, complementarietà e reciproca collaborazione. IL COORDINATORE DIOCESANO. Il coordinatore diocesano è chiamato a svolgere una funzione di armonizzazione delle diversità e di compaginazione della koinonia. E’ una sorta di figura “corporativa” nel senso che rappresenta il pastorale diocesano e i coordinatori dei gruppi e comunità ( ossia l’assemblea diocesana) in seno al Consiglio regionale, nei confronti del vescovo e di tutte le altre realtà ecclesiali e sociali del territorio diocesano. Inoltre, ha la responsabilità di promuovere e garantire quanto deliberato[1] in sede di Consiglio Regionale e nell’assemblea diocesana. ARTICOLAZIONE DELLA VITA DI GRUPPO La forza profetica del RnS si manifesta , anzitutto, all’interno della vita dei gruppi. Tutti gli sforzi pastorali a livello nazionale, regionale e diocesano, sono orientati alla crescita dei gruppi, al loro consolidamento, per un’autentica testimonianza dell’agire sorprendente e imprevedibile dello Spirito in questo nostro tempo. In questo triennio abbiamo considerato diversi aspetti della vita carismatica cercando di offrire alcune indicazioni pastorali per un cammino di crescita ben ordinato (cf. I Cor14,40) attraverso la collaborazione di tutti i carismi “secondo l’energia propria di ogni membro” ( Ef 4,16). In particolare ci siamo preoccupati, in sintonia con le indicazioni nazionali, di esortare i gruppi a recuperare una visione comunitaria dell’esperienza carismatica e non settoriale o circoscritta al solo ambito ministeriale riservato, il più delle volte, a poche persone. Se negli anni passati, in risposta alla situazione storica dei nostri gruppi, si avvertiva la necessità di offrire una formazione particolare per ciascun ministero, con itinerari di crescita specifici e diversificati per ministero, in questo triennio abbiamo avvertito la necessità di considerare come unico progetto formativo,dei diversi ministeri operanti nei gruppi , la crescita nella dimensione carismatica di tutta la comunità
Ogni ministero, infatti, non è una “struttura” fine a se stessa, né tanto meno può ritenersi una realtà autosufficiente o completa in alternativa alla vita del gruppo, ma è dono per l’intera comunità finalizzato a promuovere la responsabilità di ciascuno in ordine al bene comune (cf. Ef4,12). Di conseguenza, abbiamo chiesto ai pastorali di gruppo, di individuare un progetto di crescita per la comunità unitario ,inerente la specificità del RnS, costituendo un’apposita equipè formata da tutti coloro che nel corso di questi anni hanno maturato una formazione ministeriale.
Per essere schematici e ancor più precisi la vita di gruppo si articola nel seguente modo:
Come si può notare la ministerialità non si configura come realtà a se stante ma come esercizio carismatico in vista della realizzazione di progetti comunitari. Naturalmente la sfida per il prossimo triennio è in ordine alla comunione. Se infatti un certo modo d’intendere la ministerialità favoriva l’individualismo carismatico o comunque una scarsa interazione in termini di collaborazione tra i diversi carismi, adesso è necessario crescere nella fraternità, vivere l’ambito carismatico in termini comunitari. Fatte queste brevi premesse inerenti il lavoro pastorale svolto per la crescita dei gruppi, allego alla presente tre schede che sintetizzano tutte le indicazioni pastorali di questo triennio, attinenti alla vita di gruppo, comunicate e approfondite in occasione delle giornate formative regionali aperte agli animatori e consigli regionali. La Scheda n.1 presenta gli elementi fondamentali che articolano la vita del gruppo suddivisi in tre momenti: livello esperienziale, formativo, missionario. La scheda n.2 mostra l’orgranigramma pastorale del gruppo specificando, se pur brevemente, la funzione pastorale. La scheda n.3 mostra invece i diversi livelli d’impegno coesistenti alla vita di gruppo che naturalmente esigono una diversificata attenzione pastorale e un differente coinvolgimento nella vita di gruppo. Scheda n. 1 Articolazione della vita di gruppo
Scheda n.2 Organigramma pastorale ORGANIGRAMMA PASTORALE LIVELLO DI GRUPPO
Scheda n.3 LIVELLI D’IMPEGNO NEL GRUPPO
LIVELLI D’ IMPEGNO NEL RNS
EPILOGOSERVIAMO IL SIGNORE NELLA GIOIA(per una riflessione sulla ministerialità oggi)
Premessa: Mi sembra importante ribadire, prima di suggerire alcune indicazioni pratiche sull’argomento, che la ministerialità è comunque attuata da persone sempre inadeguate rispetto alle aspettative di Dio e ai bisogni della comunità. Far memoria di ciò ci aiuta a ridurre ai minimi termini qualunque forma di vanto. Sin dall’AT il profeta è chiamato “vermiciattolo d’Israele”, termine che attesta l’assoluta inidoneità del profeta rispetto alla chiamata di Dio. L’apostolo Pietro nel momento in cui Gesù si rivela attraverso la pesca miracolosa non può che riconoscere tutta la sua inadeguatezza tanto da dire: “Signore allontanati da me che sono un peccatore”[2]. Il riconoscimento della nostra reale sproporzione rispetto alla chiamata di Dio non deve scoraggiarci né tanto meno giustificare atteggiamenti di disistima o di disimpegno all’interno della vita comunitaria, deve piuttosto aiutarci a mantenere sempre desto il bisogno di Dio e degli altri, per sperimentare realmente come nella nostra debolezza si manifesta la potenza della misericordia di Dio. La famosa obiezione del profeta Geremia: sono giovane e non so parlare, non indica la non eloquenza del profeta ma il fatto che, secondo i canoni ebraici, un giovane non possiede nessun tipo di autorità che lo abilita a portare la Parola di Dio alle nazioni. Dio sceglie chi non ha autorità, potere, prestigio secondo il mondo, Dio sceglie ciò che nel mondo è stolto, debole, ignobile, disprezzato affinché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio[3].
L’esperienza della vocazione di Maria, la madre di Gesù, attesta come ogni chiamata avvenga sempre all’interno di una impossibilità umana che diventa possibilità per Grazia di Dio: “nulla è impossibile a Dio”. Ogni vocazione cristiana è evento di stupore nel constatare come l’amore di Dio rende possibile l’impossibile. Soltanto all’interno di questo umile stupore può sbocciare la disponibilità a essere servi del Signore: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che mi hai detto” (Lc. 1,37). La piena consapevolezza delle nostre impossibilità è necessaria per aprirci sempre più alla Grazia e per favorire nei nostri gruppi una ministerialità sempre meno sottomessa alla logica della competizione e sempre più aperta alla corresponsabilità, in modo da operare insieme agli altri e mai senza gli altri o contro gli altri.
QUALE MINISTERIALITÀ OGGI.
Siamo in un tempo in cui la ministerialità deve diventare sempre più una realtà comunitaria, espressione della vocazione missionaria di tutta la comunità, contro ogni forma di privatizzazione o specializzazione dell’esercizio carismatico. Perché ciò avvenga è necessario ribadire alcuni principi fondamentali:
1. La comunità è, anzitutto, Corpo di Cristo costituito da membra diverse, espressione della multiforme manifestazione della Grazia. La diversità umana, sociale, carismatica, deve essere valorizzata come dono, evitando qualunque forma di omologazione o monopolizzazione. Nella vita cristiana tutti sono indispensabili e utili per la crescita comune. I responsabili hanno il gravoso compito di tirar fuori il bene che è in ognuno creando un clima di fiducia e di stima reciproca. La comunità non è il luogo dell’anonimato, che sminuisce le peculiarità dei singoli in nome dell’uniformità o di una falsa e comoda comunione, piuttosto è il luogo della reciproca accoglienza, dove ognuno impara ad aver bisogno dell’altro e nel frattempo a essere se stesso, a rimanere fedele alla propria vocazione per il bene comune. I nostri gruppi non sono strutturati secondo ruoli gerarchici ma secondo lo stile della fraternità. Qualunque carisma da quello “pastorale” al più umile e ordinario deve assumere la forma del servizio e non del comando. La novità, di cui il RnS deve essere profezia nella Chiesa, è la possibilità di vivere la diversità dei carismi in un clima di vera fraternità senza proporre forme gerarchiche diverse o in alternativa a quelle ecclesiali. Di conseguenza, nessuno deve cedere alla tentazione di affezionarsi al ruolo o alla funzione ricercando privilegi e onori. L’ammonimento contenuto nel vangelo di Matteo deve essere assunto con radicale serietà e visibile convinzione da parte di tutti gli animatori: “Ma voi non fatevi chiamare “rabbi”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli… il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Mt. 23,8). Nella comunità cristiana non è consentito altro primato se non quello di farsi più piccoli dei piccoli per il resto non c’è spazio per nessun tipo di alterigia spirituale, pastorale o carismatica. Secondo i vangeli, modello di vera autorità è un bambino che secondo la mentalità ebraica non ha alcuna autorità sociale, morale e religiosa. Non deve inoltre sfuggire che, da un punto di vista prettamente lessicale, il termine ministero deriva da minus che significa meno, minorità da cui deriva mignolo, minuta… Tutta la storia della salvezza è segnata dalla scelta del minus: il delicato Giacobbe viene scelto al posto del possente Esaù; Manasse primogenito è sostituito nella benedizione da Efraim; all’abile e parlatore Aronne viene preferito l’impacciato Mosè; rispetto ai figli forti e abili di Iesse viene preferito il dimenticato e giovanissimo Davide; tra tutti i popoli della terra Dio sceglie il più piccolo di tutti gli altri (cfr. Deut. 7,7-8); persino geograficamente, il luogo dove nasce il Messia è Betlemme, la più piccola tra tutti i capoluoghi di Giuda (cfr. Mic. 5,1) [4]. Troppi peccati di superbia, arroganza, invidia, gelosie, manie di potere paralizzano il cammino dei nostri gruppi, ostacolano l’impegno comune all’evangelizzazione.
Se la comunità viene compresa come luogo della diversità e nel contempo della fraternità: o nessuno ha il diritto al disimpegno perché ognuno, per la sua parte, è essenziale all’edificazione comune in misura dei doni ricevuti; o nessuno ha il diritto alla divisione perché i carismi sono distribuiti dall’unico Spirito e sono finalizzati alla costruzione dell’unico corpo; o nessuno ha il diritto alla stasi o alla nostalgia del peccato perché lo Spirito fa sempre nuove tutte le cose.
2. Vivere il primato della collaborazione. Il termine collaborare significa mettere insieme energie, doni, carismi; significa pensare, pregare e operare insieme, in sinergia. Per crescere nella collaborazione sono necessarie la pazienza e la perseveranza . Pazienza: per saper attendere i tempi dell’altro e saper riconoscere i tempi di Dio con larghezza d’animo (makrotymia) guardando gli eventi secondo la prospettiva della fede; Perseveranti: per rimanere fedeli alla vocazione ricevuta, radicati nella volontà di bene, nonostante gli ostacoli, le tribolazioni, le incomprensioni. La perseveranza è stata definita l’arte di vivere l’incompiutezza senza disperare, poiché consiste nell’assumere con pazienza i propri e gli altrui limiti. In particolare i consigli pastorali devono creare spazi di compartecipazione, di comune progettazione, discernimento, condivisione. Il pastorale svolge un servizio edificante per la comunità quando non assume tale compito con arroganza chiudendosi agli altri, piuttosto entra in dialogo fraterno con ogni membro della comunità e cura molto la comunicazione. Molte volte le cause delle incomprensioni sono dovute a una scarsa comunicazione da parte dei responsabili. Una comunicazione semplice e trasparente facilita la comprensione reciproca, l’unità, il senso di appartenenza[5]. Anche i ministeri/servizi devono essere sempre più capaci di interagire e comunicare tra loro mediante la realizzazione di un progetto comune. Abbiamo, infatti, più volte affermato che non c’è un progetto ministeriale ma un progetto comunitario da realizzare insieme.
3. Vivere la ministerialità come attuazione creativa e sempre aggiornata dell’agire potente di Dio in risposta delle mutevoli esigenze comunitarie. Le verifiche che periodicamente si realizzano a livello regionale, diocesano e si spera di gruppo circa la vita del RnS sono necessarie perché attestano una permanente tensione al discernimento e una costante attenzione al contesto storico in cui viviamo. 4. vivere la dimensione missionaria della ministerialità. Il documento pastorale dell’episcopato italiano “Evangelizzazione e ministeri” del 1977, afferma: «Tutti i battezzati partecipano, a titolo diverso, a tale ministerialità prima e fondamentale della Chiesa, che è l’evangelizzazione, e ogni membro della Chiesa svolge in essa il suo doveroso ufficio a servizio della salvezza del mondo, secondo la grazia dello Spirito Santo, che a ciascuno distribuisce i suoi doni come a lui piace». Non vi è alcun dubbio che tutti i carismi e ministeri sono finalizzati all’evangelizzazione per la salvezza del mondo. Sin dalle origini della Chiesa Chiesa i carismi rientravano nella missione evangelizzatrice dei credenti, confermavano la predicazione, l’annuncio di salvezza, manifestando i segni nella storia della presenza del Regno di Dio: “Ma quelli, uscendo predicano dappertutto, cooperando il Signore e confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano” (Mc. 16,20). Nella prima comunità cristiana “un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli” (At. 2,43). I carismi sono dunque a servizio dell’evangelizzazione, sono, potremmo dire, modalità di evangelizzazione. Se la comunità perde l’ardore per l’evangelizzazione anche i carismi si affievoliscono. Il RnS non è fine a se stesso, i gruppi non sono chiamati ad essere “cenacoli” chiusi, autosufficienti, ripiegati su se stessi, ma “dono speciale” per la Chiesa e per il mondo, per far sì che prenda forma «quella cultura della Pentecoste, che sola può fecondare la civiltà dell’amore e della convivenza tra i popoli»[6]. Il RnS non ha il compito di trattenere per sé l’esperienza carismatica ma di comunicarla, donarla alla Chiesa e al mondo, come Maria dona senza condizioni Gesù al mondo, come Gesù stesso si dona senza condizioni all’umanità, per un autentico rinnovamento della vita spirituale dei battezzati. Il Rinnovamento nello Spirito Santo è una realtà diffusiva che deve permeare dal di dentro la vita ecclesiale per testimoniare che il vero fine della vita cristiana è l’acquisizione dello Spirito Santo[7]. È un grave errore ritenere che, per crescere nell’identità, bisogna chiudersi in se stessi, bisogna lavorare al proprio interno per distinguersi sempre più dagli altri e per operare senza gli altri o, peggio ancora, contro gli altri. Generalmente l’identità costruita sulla sovrastima di sé e sull’esclusione degli altri porta a una forma meramente settaria, mentre l’identità costruita all’interno del “reciproco dare e ricevere” chiarisce sempre più la specificità di ognuno all’interno di un processo di reciproco arricchimento. Ogni qualvolta la ministerialità carismatica vive esclusivamente la dimensione ad intra rischia di atrofizzarsi perdendo la sua valenza profetica e missionaria, contraddicendo la sua specifica vocazione: essere strumento di evangelizzazione che aiuti la “ Chiesa a divenire tutta carismatica secondo le attese e le proposizioni del Concilio Vaticano II”(Card. Suenens)[8]. È dunque evidente che la valenza missionaria dei carismi in stato di servizio (ministeri) oltrepassa di gran lunga le frontiere del gruppo e del RnS medesimo. Lo Spirito Santo ci spinge attraverso una testimonianza convinta e convincente a condividere, con parresia[9] e umiltà, l’esperienza di salvezza ad ogni creatura[10] (Mc. 16,15) collaborando all’avanzamento del Regno di Dio. La tensione alla missionarietà deve determinare un nuovo modo di pensare e strutturare la ministerialità nel gruppo a partire da una sapiente lettura delle emergenze ecclesiali e del tessuto sociale in cui viviamo. L’auspicio è che il RnS cresca sempre più nell’obbedienza allo Spirito per rimanere fedele a Dio in particolare in un tempo storico particolarmente difficile, turbolento, ma estremamente bisognoso della misericordia di Dio. “E’ Dio infatti
che suscita in voi il volere e l’operare
secondo i suoi benevoli disegni. Fate
tutto senza mormorazioni e senza critiche,
perché siate irreprensibili e
semplici, figli di Dio in mezzo a una generazione
perversa e degenere, nella quale dove splendere
come astri nel mondo, tenendo
alta la parola di vita.” ( Fil
2,13ss) [1] con questo termine si intende un preciso processo di discernimento spirituale, preghiera, ascolto dello Spirito, condivisione fraterna, sottomissione reciproca, in risposta alle reale esigenze … [2] cfr, Lc 5 [3] I Cor. 1,26 [4] cfr. I laici nella liturgia, quale ministerialità? Ed. Liturgiche pag.96 [5] Spunti per un’educazione al servizio di autorità, ed.EDB pag.146 [6] Discorso del Santo Padre al RnS del 14 Marzo 2002 [7] S. Serafino di Sarov [8] Vademecum 2002 pag,79 [9] Atti4,31: e annunciavano la Parola di Dio con franchezza [10] Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura |