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RICORDANDO MONS. CATALDO NARO |
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“Ricordare” era un termine caro a mons. Naro, forse per la sua vocazione di storico, abituato a recuperare e custodire la memoria, strappandola al buio del tempo. Spesso spiegava ai fedeli il significato etimologico di questa parola, “far passare dal cuore” e diceva che la preghiera stessa é un “ricordo di Dio” e che Dio, a sua volta, nell’usarci misericordia, si ricorda di noi. Anche noi, ancora turbati per l’improvvisa scomparsa del nostro vescovo, sentiamo il bisogno di far passare dal cuore gesti, parole, insegnamenti... nel tentativo di ricostruire un percorso, bello ed impegnativo, a volte anche difficoltoso, e raccogliere una preziosa eredità. Mons. Naro guardava con attenzione al Rinnovamento, testimoniandoci la sua aperta accoglienza fin dagli inizi del suo ministero episcopale: i nostri convegni diocesani erano diventati per lui un appuntamento consueto a cui mai si sottraeva; nel 2004 aveva accettato l’invito di Salvatore Martinez, intervenendo al convegno animatori di Rimini e subito dopo aveva accolto l’iniziativa di un roveto ardente in cattedrale, insieme allo stesso Salvatore, ad Ignazio Cicchirillo, e a tanti fratelli provenienti anche dalle diocesi vicine. Credeva molto nella preghiera e desiderava che si pregasse soprattutto per l’imminente visita pastorale. Come dimenticare lo splendore del duomo gremito di gente, mentre Gesù Eucarestia passava in mezzo ad un popolo in festa! Era stato un segno di benevolenza importante, fin troppo esplicito... immancabilmente, di lì a poco, é venuta anche la prova, il tempo dell’incomprensione. Era difficile, infatti, non lasciarsi travolgere dalle problematiche che la diocesi viveva, avere sempre una prontezza di reazione, mantenere una linea sempre ed autenticamente evangelica, pur tra pressioni di vario genere... ciò avrebbe richiesto una maturità molto grande che non tutti i gruppi erano in grado di avere, vittime anch’essi spesso delle angustie proprie degli ambienti in cui vivono. Anche allora, nel correggerci, mons. Naro ci ha richiamato alla vera identità del Rinnovamento, invitandoci ad essere fedeli alla nostra chiamata ed al nostro stesso nome. Da persone “spirituali”, che desiderano cioé lasciarsi guidare dallo Spirito, egli si attendeva comportamenti spirituali: capacità di sacrificio, larghezza di vedute e, soprattutto, la testimonianza dell’unità. La sua bella lettera pastorale “Amiamo la nostra chiesa”, costituisce in tal senso un documento piuttosto esplicito. Ci educava ad accogliere con spirito di fede le indicazioni del Vescovo ma non amava il clericalismo e spingeva i laici ad una maggiore assunzione di responsabilità, a farsi carico cioè dei bisogni della propria chiesa, dando ad essa un vero volto missionario. Confrontarsi con lui significava divenire adulti, assumere posizioni chiare, anche se scomode, verificare continuamente la coerenza di gesti e comportamenti... Era esigente, spingeva al cambiamento ed alla crescita e in questo modo esercitava la sua paternità! Di contro non mancavano attestazioni di stima, personali e non... considerava infatti, il Rinnovamento come una delle realtà più vivaci e rappresentative nella nostra diocesi, per la presenza numerica dei gruppi e per la ricchezza di iniziative di preghiera e di formazione. La visita pastorale, intanto, gli permetteva di incontrare i volti concreti dei fratelli, di vederne la fede genuina, l’affetto sincero, la disponibilità al servizio, cancellando così ogni ombra residua. Più volte ho ascoltato da lui parole di gratitudine per l’impegno di qualche gruppo, e di qualche coordinatore in particolare, in contesti difficili e più volte ho ricevuto la richiesta di una preghiera corale, per le situazioni che lo riguardavano. La sua morte interrompe un processo di cambiamento che egli aveva avviato e, ad uno sguardo solamente umano, ciò può apparire desolante: era un altro il finale che avremmo voluto e sperato, quello di una diocesi che finalmente riesce a camminare col suo vescovo, libera da tante zavorre del passato, con un laicato maturo, ed un clero più evangelicamente aperto ai disegni di Dio... Nella fede sappiamo però che Dio assicura fecondità alla morte dei giusti e che il sacrificio offerto riesce spesso là dove le risorse umane, l’impegno e le strategie hanno fallito. Ora bisogna pregare per questo, sostenuti dall’intercessione stessa di Mons. Naro, perché si possa scrivere finalmente una pagina nuova. Rosa Maria Scuderi (Coord. diocesana RnS Monreale) |